L'abitato,
dall'andamento tipico montano, sorge a 1051
metri s.l.m.; è attraversato dalla
SS. n.17 e l'ambito dalla SS. n.652 "Fondovalle
Sangro", utilizzata per gli spostamenti
verso l'Abruzzo (Parco Nazionale, impianti
sciistici di Roccaraso) o la Campania. In
corso di realizzazione la strada a scorrimento
veloce "Isernia - Castel di Sangro"
(Aq). La località è inserita
nell'ambito della Comunità montana
"Alto Volturno". La popolazione
attuale è di 1281 abitanti, ridimensionata
dal notavole flusso migratorio degli inizi
del secolo. Nei principali fonti di reddito
sono legate alla piccola impresa e al commercio.
Notevole importanza riveste ancora il comparto
agricolo e l'allevamento.
Non abbiamo molte informazioni sull'origine
di questo paese; anticamente si chiamava
"Rivinigri", forse riferendo il
nome al "Rio" che, generandosi
nel suo agro, va a divenire un affluente
del Volturno. A differenza di tutti gli
altri piccoli centri della regione, questo
è riuscito a mantenere pressoché
invariato il numero degli abitanti rispetto
a due secoli fa, anche se la popolazione
si è quasi dimezzata rispetto al
periodo dei conflitti mondiali. La notizia
più antica che si conosce del centro,
almeno per quanto riguarda l'età
feudale, è che il suo agro apparteneva
alla Badia di S. Vincenzo al Volturno cui
venne usurpato nel1064. Si sa inoltre che,
visto l'accaduto, l'abate di S. Vincenzo
chiese l'intervento del papa Alessandro
II che, però, lasciò le cose
come si trovavano.
Nel 1381 Rionero fu concessa ad Andrea Carafa
conte di Forlì, non si sa molto della
sua vita nel borgo, solo che lasciò
il feudo al figlio Carlo il quale divenne
intestatario restandovi fino al 1418. Nel
1443, Rionero passò in feudo alla
casa di Sangro; questo casato era abbastanza
potente; i Sangri godevano, infatti, di
titoli nobiliari a Napoli e in varie zone
sia campane che pugliesi ed in seguito riusciranno
a divenire anche signori di Casacalenda.
Costanza di Sangro ebbe il feudo dopo il
matrimonio con Antonello di Rionegro, in
seguito decise di alienare l'ottava parte
del feudo in favore di Luca Loffredo e di
Giovannantonio e Troiano di Montaquila.
Queste due famiglie, insieme a quella dei
Sangro, tennero in dominio Rionero forse
fino alla caduta della dinastia aragonese.
Nel XVI secolo il feudo tornò sotto
il dominio dei Carafa grazie a Bartolomeo.
Pur se quest'ultimo iniziò anche
la dinastia dei Carafa a Pietrabbondante,
bisogna dire che a Rionero vi furono altri
intestatari e che il dominio della famiglia
durò molto di più.
Nel 1514 il feudo andò nelle mani
di Adriano Carafa che, dopo aver sposato
Caterina della Marra, ebbe vari figli tra
cui Andrea, suo successore. A quest'ultimo
seguì Adriana, moglie di Andrea Severino,
poi toccò al loro figlio Niccolò.
Questi era certamente intestatario del feudo
nel 1539 e dovette assegnarlo alla moglie
Lucrezia Pignatelli in ipoteca a garanzia
dotale. Il sesto intestatario dei Carafa
fu Ferrante, duca di Nocera e conte di Forlì
nel 1586; venne poi la volta di Giovannantonio
Quest'ultimo morì nel 1632, mentre
suo figlio Adriano passò a miglior
vita appena dieci anni dopo. Il feudo venne
quindi alienato in favore di Alfonso Carafa,
duca di Montenero, per 17000 ducati. Alfonso
sposò Beatrice Bucca da cui ebbe
Antonio. Della discendenza di quest'ultimo
non si saquasi nulla, solo che tra il 1764
e il 1781 il feudo venne venduto all'asta
e che poco dopo, però, divenne bene
permanente del demanio.
Nel 1807, in seguito alle riforme napoleoniche
Rionero è associato al distretto
di Isernia. Nella seconda metà del
secolo entra a far parte del Regno d'Italia.
Il toponimo Rivinigri viene sostituito con
l'attuale a cui viene aggiunto "Sannitico"
(1864).
Restano i ruderi del Palazzo Ducale, costruito
dai duchi Carafa nel Seicento con funzioni
prettamente militari. A tale periodo risale
anche la Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo
Apostolo: a croce latina, a tre navate,
il tempio, è realizzato in pietra
locale, è caratterizzato dal pregievole
campanile e dall'oggettistica sacra ivi
conservata.